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curare alitosi

Lo slogan di una pubblicità ormai datata citava: “io l’alito ce l’ho profumato!” E mostrava le famose mentine capaci di compiere il miracolo di risanare un alito pestilenziale. Beh per chi non vuole essere schiavo delle mentine che coprono l’odore ma nono lo eliminano; parliamo con il dottor Casato del problema dell’alitosi; delle sue cause principali e di come intervenire per ridurre o eliminare il problema.

L’alitosi consiste nel cattivo odore dell’alito di alcune persone. È un problema che va affrontato in sede medica e non semplicemente masticando chewing gum o mentine, poiché è un fenomeno molto diffuso e sempre più sentito, che può causare forte imbarazzo per chi ne soffre e altrettanto fastidio per chi deve subirne gli effetti in una normale vita di relazione. Può essere soprattutto indice e sintomo di altre patologie.

Non c’è una categoria di persone che può soffrire maggiormente di alitosi, che riguarda in modo trasversale tutti: dai bambini agli adulti fino agli anziani, maschi e femmine indistintamente. Questo per la presenza di difficoltà peculiari in ogni età; nei bambini per esempio per il fatto che possono avere un’alimentazione molto proteica o ricca di grassi o difficoltà dell’igiene orale perché non sanno bene come farla.  Negli anziani si manifesta con maggiore frequenza a causa della riduzione della salivazione. La saliva è infatti un agente di pulizia molto importante e la sua riduzione non permette la rimozione di residui di cibo e batteri della cavità orale.

Sono varie le cause dell’alitosi. Intanto distinguiamo due tipi di alitosi: quella transitoria e quella cronica. La prima si limita ad una manifestazione temporanea che vada qualche ora a qualche giorno e che trova le sue cause principali  nei cibi che alterano temporaneamente l’odore dell’alito (aglio e cipolla, soprattutto) negli effetti di alcuni farmaci e nei piccoli malanni dei raffreddori, mal di gola, sinusiti etc. a causa del ristagno del muco che diventa maleodorante; oppure in fattori che possono alterare la flora batterica della cavità orale o intestinale. L’alitosi cronica si manifesta invece con un cattivo odore persistente e durevole, che trova le sue cause principali in patologie gastriche: chi soffre di reflusso gastro-esofageo per esempio oppure in patologie epatiche e renali: tonsilliti etc. Persino lo stress può essere  causa di alitosi considerando che l’adrenalina, ormone prodotto in condizioni di stress, agisce  sulla salivazione riducendola (xerostomia).

La più frequente causa di alitosi tuttavia è legata ad una scarsa igiene orale, ad apparecchi ortodontici o protesi (otturazioni, ponti, dentiere) difficili da pulire e a malattie della cavità orale (gengiviti, carie estese; piorrea o altro). Sempre che l’alitosi non sia dovuta a cause di altro genere, una buona igiene è indispensabile per evitarla, poiché  elimina i residui alimentari prevenendo o riducendo l’accumulo della placca batterica che si deposita su denti, lingua e gengive. Proprio il proliferare della carica batterica nella cavità orale è causa del tanto sgradito cattivo odore.

Ma è possibile rendersi conto da soli senza accertamenti medici, di quali siano le cause dell’alitosi in quanto l’odore dell’alito può essere un indicatore approssimativo per intuire  la causa che lo genera, per esempio problemi intestinali producono un puzzo di feci, problemi digestivi un effluvio acido come di frutta matura in fermentazione, e così via.

Spesso all’alitosi si associano altri sintomi, come acidità di stomaco nel caso esemplificativo del reflusso gastro-esofageo, ed è ovvio che questi sintomi vadano considerati nel loro insieme interpellando il medico curante che ci indirizzerà allo specialista più adeguato al caso specifico. Considerando tuttavia che la casistica più frequente di alitosi riguarda l’igiene e la salute della cavità orale, è consigliabile un controllo dal medico dentista.

Ed ecco qualche consiglio pratico per affrontare il problema dell’alitosi. Innanzitutto lavare i denti con attenzione e senza fretta anche nelle zone meno raggiungibili che spesso si trascurano. Non limitarsi ai denti ma spazzolare la lingua in modo da rimuovere i residui di placca batterica che vi si deposita anche più che sui denti; poi usare il filo interdentale ed infine bere molto (almeno due litri al giorno)  per favorire una buona salivazione necessaria a detergere la bocca.

Per la  conferma del proprio corretto comportamento sono importanti periodiche sedute d’igiene orale presso il proprio dentista per rimuovere depositi di placca o tartaro residui e per verificare che non vi siano carie, gengiviti o altre patologie in atto quali la malattia paradontale dalla quale scaturisce la pericolosa piorrea alveolare, anticamera della caduta dei denti.

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Dirigenti Nordest di marzo-aprile 2015
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